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Zen Update
Ho trovato una foto in pellicola della scultura di cui ho parlato nel post precedente “Lo zen e la terracotta”, e come promesso eccola qui:
Ho aggiunto anche una foto di un lavoro, anch’esso perduto, costituito da un tubo di cartone con alle estremità una corda tesa che produceva un suono. Sul tubo era montata una faccia di gesso con la bocca aperta e forata. La bocca era una cassa armonica.
I found a picture of the sculpture that I discussed in the previous post, “Zen and the clay,” and here is photo.
I also added a picture of a job, also lost, consisting of a cardboard tube with a rope at the ends that produce a sound. Tube was mounted on a face of chalk with his mouth open and pierced. Mouth was a sounding board.
Lo Zen e la terracotta
Innanzi tutto mi scuso con quanti nel post precedente, hanno ricevuto più di un avviso nella loro casella di posta: ho fatto un errore di invio. Questo è anche il primo post a cui aggiungo una traduzione in inglese perché si sono aggiunti dei lettori fuori dall’Italia. Non me ne abbiate per la traduzione un po’ incerta.
This is also the first post with an English translation at the bottom, for my follwers outside of Italy.
In questo post vi mostro una statuetta in terracotta, di 20 cm. circa di altezza, bozza per un lavoro per la scuola di Plastica Ornamentale di Guido Lodigiani che realizzai poi in grande, credo nel 1993.
Il lavoro è ispirato al libro di Robert Maynard Pirsig ”Lo Zen e l’arte della manutenzione della motocicletta”, une delle letture clssiche per un ventenne con un minimo di dubbi sulle cose che lo circondano.
Lo lessi diversi anni fa, durante il primo o secondo anno di Accademia, e riflettendo sui contenuti del libro, rappresentai quanto sentivo in quel modo: La statuetta rappresenta una forma antropomorfa che si differenzia in base al lato da cui la si guarda: da una parte il corpo liscio, geometrico, e la testa tondeggiante, grezza, appena abbozzata e rugosa. L’altro lato presenta invece la testa squadrata, liscia, con le caratteristiche dell’altro pezzo di corpo, e le gambe grezze, sempre abbozzate.
La bocca è un foro che mette in comunicazione i due lati e da essa diparte una breccia scura, che si protrae verso il basso, presente in entrambe i lati ma non comunicante. Anche i lineamenti del viso presentano sullo stesso volto diversi caratteri, divisi lungo l’asse verticale del volto, secondo quanto già descritto nel post precedente Volti Duali. Un sopraciglio arcuato e uno disteso, un occhio stupito e uno rilassato, una ruga sulla bocca e dall’altra rilassatezza. Come già descritto nel post sulla maschera di gesso e sul vaso, in quel periodo lavoravo parecchio sull’inserimento nei visi di più espressioni.
La statuetta è una riflessione sulla dualità, sulla numerologia. Da questo trassi un lavoro in grande formato in gesso e armatura metallica, che è però andato distrutto perché lasciato alle intemperie. Aggiungerò una foto appena riesco a scannerizzarla.
English version:
In this post I show you a terracotta statuette of 20 cm. in height, draft during the Ornamental School of Guido Lodigiani in the Accademia di Belle Arti in Turin. I realized then a great version, I think in 1993.
The work is inspired by the book by Robert Maynard Pirsig “Zen and the Art of Motorcycle Maintenance,” one of the classic readings for twentys with a minimum of questions about things around him. I read it several years ago during the first or second year of the Academy, and reflecting on the contents of the book, representing what I felt in that way: The statuette is an anthropomorphic shape, which differs according to the side from which you look at it: on the one the body smooth, geometric, and his head round, rough, barely sketched and wrinkled. The other side shows the head rather square, smooth, with the characteristics of the other piece of body; legs are raw, always sketched.
The mouth is a hole that connects the two sides and from its base depart a black slot, extending downward, present in both sides but not communicating. Even the facial features have the same face different characters, divided along the vertical axis of the face, as already described in previous post Dual Faces. One eyebrow is arched and the other relaxed, one amazed eye one relaxed, a wrinkle on the mouth and other side relaxation. As described in the post on the plaster cast and on the vase at that time I worked a lot on the inclusion in the faces of several expressions.
The statuette is a reflection on duality, on numerology. From this I drew a large format work in plaster and metal skeleton, which has since been destroyed couse I left to the elements. I will add a photo as I can scan it.
Vasi alchemici
Ecco un altro lavoro, in questo caso realizzato molto più tardi rispetto al vaso descritto nel post Contenitore e Contenuto, che era del 1994 circa.
L’oggetto “vaso” è stato svariate volte un mio soggetto, in quanto il suo uso e il suo significato mi muove a continue riflessioni. Questo che vedete qui a fianco, appartiene cronologicamente al periodo dei dipinti su questo tema, che sono del 2000 circa. Partendo da una riflessione sul concetto di attivo e passivo e continuando la riflessone su contenitore e contenuto, dipinsi una serie di quadri con tema il vaso e poi produssi questo curioso oggetto. Prima di descriverlo vorrei elencare in forma libera alcune delle suggestioni che mi han portato a lavorare su questo tema, estrapolate dai miei libricini su cui ci sono anche bozzetti e veri e propri lavori finiti. Si tratta di frasi e parole scritte in uno stato mentale meditativo, quindi più suggestioni che riflessioni, da cui traggo poi conclusioni di carattere formale in fase di progettazione.
Gli appunti sono estrapolati dalle pagine che vedete nella foto più sotto:
- carattere;
- forma;
- atteggiamento;
- pensiero (direzionalità);
- linea penetrante;
e poi ancora, in altre pagine:
- “pensavo a forme che descrivessero stati di esistenza, ancorate a colori che potessero spiegare visivamente i passaggi”;
- “raccolgo le sensazioni sul corpo e le ascolto fino ad avere delle forme concrete che poi memorizzo e riporto sul supporto”;
- “Risucchio delle cose verso il buco nero, che sfocia sulla terra”;
- Tensione del riempimento;
- attesa passiva, attesa attiva;
- “200 ragioni mi sono fatto, poi 200 forme: -”Guardatele!”;
Nella parte alta della foto qui a fianco, si vede la bozza della bottiglietta. Si tratta di un contenitore trovato al mercato, che ho riempito con vari pigmenti organici nelle tonalità dei rossi e dei bianchi e dei gialli e dei neri, e su cui tutto intorno è riportata la scritta
“Io sono il Bianco del Nero, il Rosso del Bianco e il Giallo del Rosso”.
Questa frase è tratta dal libro “Croma” di Derek Jarman, autore da me molto amato in quel periodo. Produsse scritti, dipinti, cortometraggi e film di eccezionale poesia e bellezza, che per il grande pubblico restano ancora poco conosciuti, benché siano un must nella comunità gay mondiale. Conosciuto per i film “Caravaggio” e “blue”, la sua produzione pittorica da un punto di vista critico resta tutta da scoprire.
La bottiglietta si compone di due parti, ed è questa caratteristica che attrasse la mia attenzione. Il fatto che da due parti si formasse una dualità, e che una compenetrasse l’altra. I pigmenti contenuti all’interno sono tutti ossidi naturali come bianco di zinco, bianco di San Giovanni, ossido di piombo (minio), vermiglione (ossido di mercurio), ossidi di ferro vari per altre terre come il nero d’avorio e di carbone. La citazione alchemica, che descrive la stretta concatenazione tra i 4 colori classici del processo alchemico, suggerisce le fasi psico-materiche della trasformazione della materia. Attribuisco all’oggetto vaso il ruolo di membrana trans-formatrice, ma di questo parlerò nel prossimo articolo in cui mostrerò i dipinti legati a questo tema.
Contenitore e contenuto
Questo è un altro dei miei lavori in terracotta fatti durante gli anni dell’Accademia.
Un vaso composto in due pezzi, di circa 50 cm. di altezza e 25 di diametro, in argilla di Castellamonte, realizzato con la tecnica a colombino intorno al 1994.
Nell’immagine qui sopra vedete lo stesso vaso con i due lati, nello stesso fotogramma, stilisticamente simile a quello descritto per la maschera del post precedente. Il basamento presenta da un lato un volto vagamente maschile, a testa in giù, e un grosso foro dall’altra parte. La parte superiore presenta un volto vagamente femmineo, e incastrandosi sulla parte inferiore, dal lato opposto, va a collocarsi sul grosso foro in modo che risulti essere una bocca completamente spalancata in un atto di stupore.
In questo caso più piani di significato vengono messi in gioco: non solo la rappresentazione di differenti livelli emotivi, ma il rapporto tra il sopra e il sotto, il pieno e il vuoto, il contenitore e il contenuto, il fuori e il dentro, la mascolinità e la femminilità insita nei sessi. Il vaso, nel suo concetto, rappresenta per me la sottile membrana che separa questi concetti.
Anni dopo ripresi il lavoro dei vasi con la pittura, e quelle immagini potranno forse diventare l’argomento per un futuro articolo. Qui a fianco un esempio.
A qualcuno il vaso scatena qualche sensazione, qualche emozione, qualche ragionamento?
Volti Duali
Questo è il primo di una serie di post dedicati ad un mio breve periodo scultoreo degli anni dell’Accademia. Sperimentavo le tecniche di formatura alla scuola di plastica ornamentale e cercavo di trovare il mio linguaggio anche nella tridimensionalità dell’argilla e nella plasticità del gesso.
Quel che vedete è un tondo di gesso di circa 22 cm. di diametro e spesso circa 5 cm. Rappresenta un volto, stilizzato nelle forme. In alto una linea ondulata, sotto le arcate sopraccigliari con un cerchietto di metallo a sinistra di chi guarda, occhi, naso bocca e mento. Nulla di strano. Osservando però le forme notiamo che differiscono dal lato destro a quello sinistro. Il sopracciglio destro è molto arcuato e pronunciato, tende a scivolare verso la bocca, il sinistro presenta un arco meno accentuato. I due occhi sono uno pieno e l’altro vuoto. Il naso sembra essere rappresentato di profilo. Gli angoli della bocca guardano uno verso l’alto e l’altro verso il basso. Il mento sembra fuggire sul retro del tondo.
- La linea ondulata in mezzo alla fronte rappresenta la riflessione ma anche la vecchiaia.
- Il lato sinistro esprime contentezza e rilassatezza.
- Il lato destro perplessità e forse indifferenza.
- Il naso fonde i due piani emotivi con un accenno al cubismo
- Le labbra nella loro inversa direzionalità suggeriscono l’alternarsi di gioia e dolore.
- L’orecchino rappresenta un legame con la nostra terra madre, ma anche un richiamo alla cultura contemporanea dell’ornamento del corpo.
Nel prossimo post mostrerò altri lavori di questo tipo!






