Fotopitture

Questi lavori, che vi presento nella galleria qui sotto, sono realizzati partendo dalla carta fotografica e utilizzando il corpo come mascherina a contatto. Il risultato è un’immagine in negativo molto evanescente, formata da pennellate in disordine, che viene successivamente interpretata attraverso la pittura e il colore. La particolarità sta nelle dimensioni: essendo a grandezza naturale utilizzo carta fotografica in bianco e nero in rotolo, e non singoli fogli, e nella tecnica di sviluppo, perché la carta non è immersa nelle solite vasche ma sviluppata a pennello, sul pavimento, dosando il movimento dove mi interessa e interferendo in un modo proficuo con la casualità del processo chimico, che è infatti solo parzialmente controllabile. La carta viene impressionata con torcie, candele, banali oggetti luminosi trovati in casa.
Una volta fissata l’immagine, quando essa è sufficientemente sedimentata nella mia memoria, passo ad una fase attiva di interpretazione di ciò che è uscito, attraverso pochi o molti tratti di pittura. Questi lavori approfondiscono la relazione tra corpo e spazio, tra suono e volume.

Per un apporto critico su questi lavori vi lascio ai testi di altri:

“Foto dipinte raccontano storie di corpi fotografati da un pennello luminoso. Luce per la materia sensibile e materia per lo spirito. Alogenuri d’argento come pigmenti predefiniti e pigmenti colorati come post-definizione dell’immagine. Si tratta di pittura su carta fotografica in bianco e nero. Il mio corpo come mascherina racconta di meditazioni yoga, e il colore modifica l’immagine secondo i dettami sinestetici dati dalla meditazione.”

“Benché l’amore inizi là dove la bestialità finisce, la bestialità è così ben conservata nell’erotismo che le immagini tratte dall’animalità non cessano mai di essergli legate. Ma forse proprio per questo l’amore è sacro, come attività trasgressiva che si oppone al divieto , l’amore è vicenda divina, dove l’umano “eccede”, compie l’eccesso. (U. Galimberti, l’immaginario sessuale). Dal catalogo della Mostra Arte Eros – giovani artisti. A cura di Giorgio Auneddu e Riccarda Montenero.

Per Paolo Durandetto il corpo umano si perde nella notte dei tempi, abbandona la propria tridimensionalità per divenire pura essenza, materia spirituale da cui far nascere una nuova umanità. I lavori presentati da Durandetto sono stati realizzati unendo due tecniche: quella fotografica e quella pittorica. “Ho utilizzato il mio corpo – ci spiega l’artista – come mascherina a contatto sopra grandi fogli di carta fotografica”. Durandetto, nel buio della camera oscura, illuminata solo da una lampadina rossa, fa assumere al suo corpo posizioni yoga e con l’ausilio di lampade elettriche, candele e altre fonti luminose impressiona la carta che successivamente sviluppa a pennello, iniziando di fatto il processo “pittorico”. Le opere successivamente fissate e lasciate “decantare” subiscono l’intervento pittorico, vero e proprio, con colori acrilici, dove l’impronta fotografica del corpo viene smontata, sminuzzata, trattata concettualmente per dare vita ad un nuovo corpo “pensante”. Da questo procedimento nascono opere dal fascino dirompente come “Due Cavalli”, La Stanza”, o Switch on the green gloam” dalla gran forza espressiva. Per Durandetto il corpo assume una valenza esplorativa molto forte. Qui il corpo, in tutta la sua casualità espressiva, è ora danzatore, ora pensatore: non ha una forma originale ma contiene tutte le forme dell’universo, è in continua espansione, sempre diverso ogni volta, il corpo come corazza dalle infinite sfaccettature. Marcello Salvati sulla Mostra “Corpo Omologato Ritrovato”, presso Dante Selva Officina d’Arte, Sant’Ambrogio (TO)

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